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Un nuovo farmaco contro il melanoma
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Salute
Sportello Cancro

05 giugno 2010

Congresso dell'american society of oncology
«Proibizionismo» anti-melanoma: lettini solari al bando
La malattia è in aumento, secondo gli esperti: serve più prevenzione.
E intanto arriva un nuovo farmaco

Dal nostro inviato

CHICAGO – La provocazione è piuttosto forte: per combattere il melanoma bisognerebbe bandire i lettini solari come si fa con le sigarette. Il legame fra fumo e tumori (non solo del polmone) è chiaro, quello fra melanoma e raggi ultravioletti, naturali o artificiali, è molto più complesso da interpretare. Una cosa però è certa: i melanomi sono in aumento e le vittime della malattia, soprattutto maschi, è raddoppiato negli ultimi trent’anni, forse proprio perché gli uomini sono meno attenti a proteggersi dai raggi ultravioletti e si preoccupano meno dei loro nei rispetto alle donne. L’idea del proibizionismo anti-lettini è dell’oncologo italiano Paolo Ascierto dell’Istituto Tumori di Napoli, Fondazione Pascale, esperto di melanomi, che la propone all’Asco, l’annuale congresso degli oncologi americani, che si è aperto a Chicago con la presenza di trentamila persone. Di melanomi si discute nelle sessioni plenarie perché, se da trent’anni non si registravano progressi nella cura della malattia, adesso la novità c’è: è un farmaco piuttosto speciale, diverso dagli altri, perché non colpisce direttamente il tumore, ma attiva il sistema immunitario. E funziona su tumori avanzati, che non rispondono più alle cure standard a base di un vecchio farmaco, la dacarbazina.
ANTICORPI MONOCLONALI - Gli specialisti, infatti, parlano di una nuova immunoterapia e commentano i dati di uno studio internazionale che ha paragonato gli effetti di questo composto, un anticorpo monoclonale chiamato ipilimumab, con quelli di un vaccino anti-melanoma mostrando che i pazienti trattati con l’anticorpo vivevano più a lungo (la sopravvivenza aumenta di circa un terzo) rispetto agli altri. «Il melanoma avanzato è una malattia difficile da curare – ha commentato Steven O’Day dell’University of Southern California a Los Angeles e coordinatore dello studio. - È la prima volta, in trent’anni, che otteniamo un miglioramento della sopravvivenza. Un risultato importante per i pazienti e perché dimostra l’efficacia di una nuova strategia per combattere i tumori: l’immunoterpia». In pratica l’anticorpo agisce su alcuni linfociti (globuli bianchi del sistema immunitario) togliendo un «blocco» che impediva a queste cellule di aggredire il tumore.
USO COMPASSIONEVOLE -«È un passo avanti sulla strada della cronicizzazione del tumore> aggiunge Ascierto. Esiste però un problema di effetti tossici (colite e rash cutanei) che si presentano nel 10-14 per cento dei pazienti e che vanno affrontati: per questo il farmaco deve essere maneggiato da persone esperte. L’ipilimumab (che è stato messo a punto da un italiano negli Stati Uniti, Renzo Canetta) non è ancora registrato, ma da oggi, in Italia, è disponibile per uso compassionevole: può essere richiesto all’azienda produttrice attraverso particolari procedure stabilite per legge «I potenziali candidati a questo trattamento, in Italia, sono all’incirca 1500 all’anno – aggiunge Ascierto – Tante infatti sono le persone che muoiono con malattia in fase avanzata». I pazienti che scoprono di avere un melanoma sono all’incirca 7 mila all’anno: per il 70 per cento si tratta di una diagnosi precoce che permette cure tempestive, nel restante 30 per cento, la malattia è già avanzata.

Adriana Bazzi abazzi@corriere.it


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